Il Maxi-Ordine quale “mezzo di distrazione di massa” dai problemi delle professioni sanitarie

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Come sapranno i tanti professioni afferenti al maxi-ordine voluto dalla Legge Lorenzin, tutti i nodi stanno venendo al pettine. Ospitando decine di altre professioni, gli ex-collegi dei tecnici di radiologia sono diventati enti gestionali ancora più lontani dai problemi della base.

La Legge 3/2018 ha messo a rischio lo stesso autogoverno degli ordini, con ripercussioni che prima o poi avranno dei risvolti giudiziari. L’autogoverno “è una facoltà concessa a tali gruppi di amministrarsi per mezzo di alcuni dei propri componenti” (G. Treves, 1957), pertanto conferisce all’organizzazione interna del gruppo il carattere democratico, in quanto consente al singolo iscritto una partecipazione alla vita dell’ente professionale attraverso gli eletti al Consiglio. Qualche autore ha anche individuato nella tutela dell’autogoverno del gruppo e della sua democraticità un collegamento con l’art.97 Cost. relativamente ai requisiti del buon andamento e dell’imparzialità dell’attività amministrativa.

Lo stesso D.C.P.S. n.233/46 prevede:
– all’art. 3, comma 1, che “Al Consiglio direttivo di ciascun Ordine spettano le seguenti attribuzioni: … iscrivere i professionisti all’Ordine nel rispettivo albo, compilare e tenere gli albi dell’Ordine e pubblicarli all’inizio di ogni anno;
-all’art. 3, comma 2, che “Alle commissioni di albo spettano le seguenti attribuzioni … proporre al Consiglio direttivo l’iscrizione all’albo del professionista;
-all’art. 3, comma 4, che “Contro i provvedimenti per le materie indicate ai commi 1, lettera a), e 2, lettere a) e c), e quelli adottati ai sensi del comma 3 nelle medesime materie, è ammesso ricorso alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie.

Eppure, con la delega della valutazione dei titoli di studio ai Rappresentanti delle Associazioni maggiormente rappresentative (RAMR), si è permesso a soggetti terzi “non eletti” di esprimere un parere vincolante sul percorso formativo dei professionisti obbligati a iscriversi. E così, tutte le questioni “non risolte” dal Ministero della Salute, dal MIUR e dalle Regioni vengono gestite non dai consigli direttivi ma dalle associazioni, con i loro tempi che –nei casi per loro dubbi- superano di gran lunga i 60 giorni previsti dalla procedura di iscrizione quale obbligo degli Ordini di provvedere alle istanze volte all’adozione di provvedimenti di loro competenza ai sensi dell’art.2 della Legge n.241/90.

A Foggia abbiamo tecnici di laboratorio “idonei” a pagare e acquisire un titolo post-base come un master ma non sufficientemente equivalenti ed equipollenti dopo decenni di professione. Così come l’AIFI, attraverso il suo presidente Dott. Mauro Tavarnelli, sostiene addirittura che: “La posizione di AIFI circa lauree in Fisioterapia conseguite attraverso un percorso di riconversione creditizia avviato in assenza di un titolo abilitante pregresso o di una sentenza passata in giudicato è comunque chiara e nota a tutti, avendola più volte esplicitata ai Ministeri competenti e al Presidente della FNO TSRM PSTRP, cioè che suddette lauree non possono essere abilitanti senza la presenza in commissione d’esame di laurea del rappresentante designato dall’associazione maggiormente rappresentativa della professione“.

E così, dopo la questione “assicurazione obbligatoria impositiva”, ancora una volta sui Consigli direttivi si scarica il peso di gravi omissioni istituzionali altrui.
Grazie a questa grande operazione di “distrazione di massa” costituita dai problemi del maxi-ordine, prima ancora della risoluzione delle problematiche, i consigli direttivi sono purtroppo impegnati nella gestione della tecnostruttura chiamata “piattaforma delle iscrizioni”. Con buona pace del Decreto RM e della Direttiva europea di cui al Consiglio nazionale straordinario di domenica 27 febbraio, non si parlerà.

Così come i veri problemi delle Professioni sanitarie non sono tanto i titoli con i quali le persone esercitano da anni, quanto invece che tutti noi lavoriamo molto al di sotto dei nostri attuali profili professionali. Più che una guerra ai requisiti di accesso, servirebbe una vera riforma che anche questo Governo del cambiamento tarda a fare.

Antonio Alemanno

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